

DI REDAZIONE CSICAS ETS, MESSINA, 21 MARZO 2026
Esiste un’invisibile frontiera tra il polpastrello che scorre pigro su un vetro illuminato e la mano che apprende la tensione di una briglia. È una frontiera fatta di secoli, di polvere e di sogni, che ieri, nella penombra solenne della Sala Cripta del Museo Regionale “M. Accascina”, diretto da Marisa Mercurio, è parsa per un attimo annullarsi. L’evento “I GIOVANI E IL CENTAURO” non è stato un semplice convegno, ma una geometria di sguardi: un esperimento dove la cultura millenaria del cavallo ha sfidato la vertigine digitale dei nativi del nuovo millennio.

Il momento della verità è giunto subito, come un duello all'alba. Di fronte a una platea di cento sguardi — sessantacinque studenti del Liceo Classico “Maurolico” guidati da Giovanna De Francesco, giovani dell’I.I.S. “Antonello” con la dirigente Daniela Pistorino, e gli utenti del Centro Diurno “Camelot” diretti da Tiziana Frigione — il mondo pareva diviso. I ragazzi erano "schermati" dai propri smartphone, scudi neri contro la realtà.In quel momento, Rodolfo Lorenzini, Presidente di SICA e custode della visione UNESCO per le arti equestri, ha deposto il linguaggio accademico per proporre un baratto cortese: «Mettete via i telefoni e io vi darò la verità». È stato lo "shock" necessario. In quel silenzio improvviso, l’Arte Equestre è cessata di essere un reperto museale per farsi strumento di rivoluzione interiore, insegnando ai ragazzi che per essere nel mondo bisogna prima di tutto essere nel "qui ed ora".
L’incontro, orchestrato con la solidità di un’opera rinascimentale, ha visto il Dott. Matteo Allone (Il Centauro ODV) tracciare il sentiero della psiche: il cavallo non come animale, ma come ponte, quel centauro che tiene insieme l'istinto della terra e il pensiero del cielo.La storia ha poi ripreso fiato nelle parole di Vincenzo Allegra (Gattopardi Sicilia), capace di evocare l’etica dei tornei come danze simboliche di un onore perduto, mentre Marco Grassi ha risvegliato i fasti dell'Ordine dei Cavalieri della Stella, ricordando che Messina è, nelle sue fondamenta, una capitale dell'equitazione colta. Se il mondo moderno tende a oggettivizzare l'anima, l’intervento di Massimo Parodi ha ricordato che il cavallo resta l'ultimo maestro di autenticità in un'era dominata dalla tecnica.
Il prestigio dell'ora è stato suggellato dal Barone Pucci Maiorana, autorità mondiale che ha parlato della nobiltà equestre come di un’elevazione dello spirito umano, seguito dalla vitalità di Antonino Latteri, attore e showman, che ha testimoniato come la bellezza della natura possa ancora sedurre le grandi masse.Ma la meraviglia si è compiuta anche dietro le quinte. La regia e la produzione dell'evento, affidate a Marco Anastasi e Carmelo Roberto di Camelot Social Radio, hanno dimostrato che l'inclusione non è una parola vana. Questi giovani professionisti hanno gestito la complessità tecnologica con una precisione millimetrica, provando che la disciplina del "saper fare" è la prima forma di libertà.
Dopo i saluti istituzionali di Francesco Russo (ARACS) e Michelangelo Bentivegna (Istituto Incremento Ippico), la chiusura è stata una "scossa" sensoriale. Franco Amadio (Fitetrec-Ante) ha trasformato la platea in un branco vivo, un gioco di ruolo dove gerarchia e fiducia sono diventate movimento fisico.Mentre i ragazzi si incamminavano per la visita guidata da Giusy Larinà tra le opere di Antonello da Messina e Alibrandi, restava nell'aria il sapore di un "pareggio" (1-1) tra la forza del digitale e l'archetipo del cavallo. Messina ha tracciato ieri una rotta per il futuro: l'Arte Equestre deve tornare a essere considerata tale, alla stregua del cinema o della pittura. Perché insegna la lezione più difficile di tutte: che per relazionarsi con l'altro, bisogna prima imparare a governare se stessi.
